Picasso, una metamorfosi a metà

Il bacio, Pablo Picasso, Musée National Picasso di Parigi, 1925

Tra le rassegne più attese dell’autunno milanese, la mostra Picasso Metamorfosi fa tappa a Palazzo Reale, in un lungo tour che porterà le opere dell’artista spagnolo in giro per l’Europa. Curata da Pascale Picard, direttrice dei Musei Civici di Avignone, la mostra cerca lungo tutto il suo percorso espositivo di portare avanti un costante parallelismo tra le opere picassiane e i suoi modelli di riferimento, sia antichi che moderni.

Parallelismo tra Studio per L’ uomo con agnello di Picasso del 1943, a sinistra, e Statuetta di pastore barbato in tunica corta con pecora in braccio, di autore anonimo e risalente al 200-250 d.C, a destra.

Un tentativo di guardare a Picasso in maniera diversa certamente significativo, ma che alla lunga mostra i suoi limiti in maniera chiara. Ecco dunque quello che funziona e non funziona.

Cosa va- La scelta di chi ha curato la mostra è stata quella di privilegiare alcuni particolari aspetti e periodi dell’artista, al fine di favorire il confronto con l’opera Le metamorfosi del poeta latino Ovidio (43 a.C.- 17/18 d.C.). Sono risultati dunque avvantaggiati alcuni particolari disegni o dipinti che raffiguravano soggetti o riti classici, come il Minotauro o i Baccanali, oppure che si rifacevano a grandi miti dell’antichità, come l’abbandono di Arianna. La rassegna riesce dunque a mostrare un evidente filo logico che si dipana lungo tutte le sale, permettendo al grande pubblico di notare la forte influenza che ebbero su Picasso i modelli dell’antica Grecia e dell’antica Roma, come i meravigliosi affreschi pompeiani provenienti dal Museo Archeologico di Napoli, che l’artista riuscì a vedere nel 1917 quand’era in Italia.

Affresco pompeiano raffigurante un Dioscuro, 62-79 d.C., Museo Archeologico di Napoli

La preponderanza di temi classici lascia spazio però anche a un’analisi più intima dell’artista, con l’elemento femmineo e il sentimento amoroso che rimangono costanti nelle opere di Picasso, dalla prima con cui apre l’opera (Il bacio) sino all’ultima (La donna in giardino). Una metamorfosi eccezionale.

Cosa non va-Il taglio diverso dato a questa mostra rappresenta a mio avviso un’arma a doppio taglio. Se da un lato può essere intrigante presentare Picasso a confronto con altri artisti, dall’altro limita fortemente la capacità di visione complessiva delle opere dell’artista. La presenza di un alto numero di disegni, provenienti per la maggior parte dal Musée Picasso di Parigi che ha promosso questa rassegna itinerante, tende a mettere soprattutto in luce le opere antiche più che quelle dell’artista spagnolo. Inoltre il carattere europeo della mostra sembra aver escluso alcuni capolavori di Picasso oggi conservati negli Stati Uniti, come Les demoiselles d’Avignon, continuamente evocato lungo le sale ma rimasto al Moma di New York. Infine merita di essere segnalata una certa confusione nella disposizione delle opere da ascoltare con l’audioguida, che si è rivelata essere alquanto dispersiva. Si poteva fare meglio.

Qui sotto potete trovare una galleria con alcune delle opere più significative della mostra:

Per informazioni su orari di apertura della mostra, che rimarrà a Palazzo Reale fino al 17 febbraio 2019, e biglietti, clicca qui.

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