La sovranità applicata all’arte


La Gioconda, Leonardo da Vinci, 1503, Museo del Louvre

Qualche settimana fa il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni ha dichiarato che l’Italia non avrebbe più prestato al Louvre le opere di Leonardo da Vinci in occasione della mostra per il cinquecentenario della sua morte, prevista per il prossimo settembre. Eppure nel 2017 era stato firmato un patto tra lo Stato italiano e quello francese che prevedeva il prestito di tutte le opere leonardesche, come l’Uomo vitruviano dell’Accademia di Venezia, il San Girolamo proveniente dai Musei Vaticani e l’Annunciazione degli Uffizi.  «Leonardo è italiano, in Francia ci è solo morto. Lui non è Leonardò come lo chiamano loro ma Leonardo, e dare al Louvre tutti quei quadri significa mettere l’Italia ai margini di un grande evento culturale. I francesi non possono avere tutto» ha dichiarato Borgonzoni. Aldilà delle mere questioni politiche e culturali, va ricordato come in contesti come quello artistico il principio patriottico porti spesso a considerazioni erronee. Esattamente come quella che fece nel 1911 Vincenzo Peruggia, un emigrato italiano in Francia, quando decise di eseguire il colpo del secolo, il furto della Gioconda, pensando di riportarla nella sua vera patria, l’Italia.

L’opera trafugata- Avvenne tutto di primo mattino, quel 21 agosto del 1911.  Lavorando per la ditta di manutenzione del Louvre, fu facile per Peruggia riuscire a prelevare il dipinto dal Salon Carré, sfruttando il giorno di chiusura del museo ed eludendo la scarsa sorveglianza presente allora. Tolse la cornice e nascose la Gioconda sotto la sua camicia da operaio, riuscendo a tornare tranquillamente a casa. Soltanto il giorno dopo il Louvre si accorse del furto. La gendarmerie francese partì subito alla ricerca del ladro e del quadro scomparso.

Il furto della Gioconda, illustrato sulla Domenica del Corriere

Gli esiti delle ricerche furono però infruttuosi, nonostante gli interrogatori agli operai addetti alla manutenzione che denunciarono il giorno precedente la fuga di un uomo, che precipitosamente era fuggito via con un grosso oggetto nascosto. Fu però difficile risalire alla sua identità. Nel tentativo di battere tutte le possibili piste, la polizia francese arrivò addirittura a indagare e arrestare alcuni artisti come Picasso e Apollinaire, rei di aver posseduto alcune statuette fenicie provenienti dal Louvre.  Ovviamente non erano loro i ladri né tantomeno i Tedeschi, anche loro a lungo sospettati di voler trafugare le più importanti opere nazionali del Paese. La storia occupò a lungo le prime pagine dei giornali francesi, senza trovare un epilogo.

La Gioconda agli Italiani- Nel frattempo la Gioconda giaceva tranquilla in una valigia sotto il letto a casa di Peruggia, a Parigi. Dopo più di due anni di attesa, il ladro cercò infine di piazzarla, prima a un antiquario londinese e poi al fiorentino Alfredo Geri, chiedendogli mezzo milione di lire di ricompensa e di esporla agli Uffizi, secondo lui la sua vera casa da cui era stata trafugata per opera di Napoleone.  Per verificare la veridicità dell’opera, l’antiquario si rivolse al direttore degli Uffizi e, insieme a lui, concordò con Peruggia un incontro per vederla. L’11 dicembre 1913, giorno stabilito per l’incontro, fu anche quello in cui scattarono le manette per il ladro, che vide così concludersi prematuramente il sogno di ridare la Gioconda agli Italiani. Poco prima del processo, iniziato nel giugno del 1914 a Firenze e conclusosi con una condanna attenuata dall’infermità mentale per Peruggia, l’opera tornò definitivamente nella sua sede naturale, il Louvre.

Piccolo memo– La storia qui raccontata, compreso il parallelismo con le questioni politiche attuali, serve a illustrare quanto possano essere fuorvianti certe semplificazioni nel mondo dell’arte, spesso legate a miti duri a morire. La vicenda di Peruggia si basa sull’errato assunto che la Gioconda fosse stata scippata da Napoleone, quando in realtà era già in Francia dall’epoca di re Francesco I (1494-1547), probabilmente donata dallo stesso Leonardo o da un suo allievo. Allo stesso modo la querelle tra la Borgonzoni e il Louvre, legata a chi più o meno appartenga il genio leonardesco, deve a entrambi ricordare come la vera questione sia celebrare quest anniversario come si deve, a prescindere dal luogo e dalle diverse tifoserie. Ne va del mondo dell’arte.

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