Natale a Palazzo Marino

(Puntata n. 2 di #Larteinunoscatto, se volete recuperare la puntata n.1 clicca qui)

Perugino, Adorazione dei Magi, 1475, Galleria Nazionale dell’Umbria

Per il tredicesimo anno consecutivo il Comune di Milano ha deciso di regalare alla città un’opera d’arte, ospitata gratuitamente in sala Alessi a Palazzo Marino. Quest anno la scelta è ricaduta sul Perugino e su una delle sue pale più conosciute e controverse, l’Adorazione dei Magi. Commissionata dalla famiglia Baglioni di Perugia, l’opera è oggi conservata alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Sono tanti i possibili dettagli, dalle vesti ai colori sgargianti, che si potrebbero analizzare di quest’opera: qui però verranno visti soltanto alcuni.

I riferimenti Tratta dal Nuovo Testamento, la scena è impostata secondo i canoni classici dell’epoca, con la Natività sulla destra e il corteo sulla sinistra, e presenta diversi rimandi. Uno di questi è il paesaggio, dipinto alla maniera leonardesca, che mostra alcune caratteristiche interessanti, come il tentativo dell’artista di impostare i primi studi sulla prospettiva aerea. Inoltre qui sono due gli elementi che spiccano nel contesto generale: l’albero, chiaro rimando a quello presente nel Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, e il sole, che in realtà è una stella cometa, vista dallo stesso Perugino appena tre anni prima. Anche tra i personaggi del corteo che accompagna i Re Magi sono presenti diversi riferimenti interessanti. Il primo è la ripetizione dei colori rosso e verde, presenti nello stemma famigliare dei Baglioni, tra le vesti dei presenti. Inoltre è possibile rilevare la probabile presenza di tre generazioni della famiglia, il capostipite Malatesta, il figlio Braccio e il nipote Grifone,  dipinti come Gaspare, Baldassarre e Melchiorre. Infine va evidenziata anche la presenza di un giovane Perugino, scovato nel personaggio in fondo a sinistra, dalle gote leggermente rosse per una dermatite che aveva colpito il giovane pittore. 

L’attribuzione  L’opera è stata a lungo discussa poiché per lungo tempo si è pensato che la pala non fosse sua. Ricordata per la prima volta dal Vasari nell’edizione giuntina delle “Vite” (1568), l’opera è stata definitivamente attribuita solo nel 1911 dallo storico dell’arte Adolfo Venturi (1856-1941) che, sposando la tesi del Vasari, attribuisce definitivamente l’opera al giovane Perugino. Nell’attribuzione dell’opera ha influito anche la scoperta dell’autoritratto del pittore, fatta già precedentemente da un’altro storico dell’arte, Karl Friederich von Rumohr (1785-1843). Fu infatti lo studioso tedesco a ritrovare nel giovane con la berretta rossa il cinquantenne raffigurato sulle Pareti del Collegio del Cambio di Perugia. La scoperta ha permesso di risalire anche alla datazione dell’opera, fatta risalire intorno al 1475 circa, quando Perugino aveva circa 25/30 anni. 

L’opera è visibile gratuitamente a Palazzo Marino, in Sala Alessi, dal 1 dicembre al 13 gennaio 2019. Per ulteriori informazioni clicca qui

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