Banksy, in direzione ostinata e contraria

** Post scritto a quattro mani con la mia amica Giulia che ha un bellissimo blog, Cinquesensi. Dategli un’occhiata!**

Banksy sulle orme di Keith Haring.
Choose your weapon, 2005, serigrafia

A wall is a very big weapon. Con questa frase si chiude la mostra “Banksy: a visual protest” esposta al Mudec e dedicata all’artista inglese dall’identità ignota. Un rimando all’attualità che chiarisce il senso dell’intera produzione di Banksy, costantemente dedicata a esprimere la sua avversione alla guerra, al conformismo e alle insensatezze della società attuale.

Banksy, Sale ends today, 2017, stampa

Controcorrente- Queste battaglie hanno portato la sua arte a divenire globale e a raggiungere luoghi spesso singolari come Betlemme, dove ha aperto il Walled Off Hotel, ricco di serigrafie e graffiti firmati Banksy ma anche poco distante dal muro che segna il confine tra Israeliani e Palestinesi. E anche qui si può notare come la sua battaglia culturale contro ogni tipo di conflitto sia uno dei temi più ricorrenti delle opere. Qual è la sua opinione? Per Banksy la guerra non è altro che uno show, dove si divertono in pochi a scapito di molti. Lo stesso pensiero negativo lo riserva al mondo del consumismo e dell’arte in particolare, in cui prevalgono solo le logiche del denaro e si è perso ogni tipo di senso. Per questa ragione cerca di affermarsi come artista diverso dagli altri, che fa della strada la sua tela, lontano dai mezzi usati dal potere.

Un memento mori targato Banksy. Grin Reaper, 2005, serigrafia

Memento- Il mondo nel quale si muove Banksy sembra essere a tinte fosche, eppure c’è un barlume di speranza. Sono i bambini l’unica ancora di salvezza della nostra civiltà e a loro è affidata l’unica luce in un mondo altrimenti rassegnato all’autodistruzione. L’avviso di Banksy che c’è ancora la possibilità di una guerra nucleare è palese e non è casuale la scelta di uno dei suoi soggetti preferiti: i topi. Animali che rappresentano da un lato il movimento underground dei graffitari, ma che sono anche gli unici capaci di sopravvivere a una guerra termonucleare.

Nonnine punk.
Grannies, 2006, serigrafia

** Prospettive- Lucio è un mio caro amico. Per questo mi permetto di dire che non sono per niente d’accordo con lui. Vedere le serigrafie di Banksy, spesso raddoppiate per motivi galleristici, e constatare gli omaggi e le messe in discussione che rivolge agli autori (per lo più di pop art e graffiti) che lo hanno preceduto, non è un’esperienza che io possa ascrivere alla “rottura con gli schemi”. Provando ad aiutarmi con un altro dei cinque sensi, l’udito, vorrei accostare l’ultimo disco di Drake, Scorpion, alle opere serigrafiche di Banksy. Se pure in ordine cronologico diverso, e oltre il dissing tra Drake e Kanye West presente nel grosso del lato A del disco, in entrambi gli autori si possono riconoscere delle spinte di innovazione contrapposte a un adagiarsi nella propria comfort zone. Che però viene chiamata ribelle per i soli mezzi con i quali si esprime: lo spray come il rap. L’associazione, all’interno del disco, di tematiche molto diverse tra loro non è tuttavia assimilabile a tutta l’opera di Banksy: le sue tematiche più frequenti sono infatti (come ricordava Lucio) la guerra come trappola in cui vincono i pochi, i bambini come antidoto, i ratti come allegoria. Bastano questi elementi a rendere un autore innovativo? A voi la scelta.**

4 pensieri riguardo “Banksy, in direzione ostinata e contraria

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