Affordable Art Fair, cosa resterà

Nell’ultimo weekend l’evento clou della Milano dell’arte è stato l’Affordable Art Fair, aperto dal 25 al 27 gennaio negli spazi di Superstudio, in via Tortona. Gli enormi spazi espositivi hanno permesso a galleristi provenienti da tutto il mondo di mostrare il meglio delle loro scuderie, nella speranza di poter vendere alcune opere dei loro artisti (la fiera infatti permette di vendere tele e sculture fino a un massimo di 6000 euro). Tra artisti particolari, opere discutibili e quadretti singolari il risultato che ne esce è davvero incredibile.

E’ davvero originale?

PRO- Per la prima volta l’ AAF ha dato spazio a gallerie provenienti da Paesi del Mediterraneo finora mai presenti, come l’Iran, la Spagna, il Portogallo e l’Albania, e oggi qui grazie alla “Mediterranean Collection”. Tutte molto interessanti, così come quelle russe, giapponesi e coreane. Tra gli artisti da segnalare, merita di essere ricordato lo street artist milanese Beast Mastery, ospitato dalla galleria spagnola Mercedes Roldan Art Gallery, le cui opere sono focalizzate sulla satira politica, a volte anche un po’ cattiva. Curiosi anche i lavori di un suo “collega”, Mr. Savethewall della galleria Deodato di Milano, che si dichiara contro la mostra di Banksy, ospitata poco lontano al Mudec.

“Street art without street is just “art”. Il tutto a 20 metri dalla mostra di Banksy. Geniale

La battuta del suo manifesto “La street art senza street è solo art” rimane decisamente profetica sullo stato attuale del movimento underground.

CONTRO- “Beauty is difficult” diceva qualcuno. Vero, perché l’arte non può essere facile e neppure la bellezza, ma certe opere tendenzialmente rinnegano quasi l’idea stessa di arte. Tantissime opere sembrano uguali, quasi fatte con un’operazione chirurgica di copia e incolla. I soggetti sono quasi sempre quelli e sono presi dal comune immaginario pop mentre le tecniche si ripetono a volte in maniera quasi noiosa. In altri casi la ricerca dell’originalità produce opere praticamente incomprensibili, di una tale fantasia da essere quasi puro astrattismo. Un esempio per tutti è il cervello iperconnesso di Urbansolid, che vuole mostrare come la rete stia portando a una trasformazione quasi evolutiva dell’uomo. Tuttavia il risultato lascia parecchio a desiderare e chissà se alla fine il collettivo artistico è riuscito a piazzare la sua opera.

Il cervello di domani, forse

BONUS TRACK- La parte bella dell’AAF è parlare con artisti e galleristi, la vera anima di questa fiera. Ne possono uscire fuori storie davvero curiose. Come quella di Gianni Depaoli, che utilizza l’uso di inchiostri e pelli di cefalopodi per testimoniare la violenza sugli animali. Tecnica singolare e risultato suggestivo, anche se inquietante.

Abissi di Gianni Depaoli. Tecnica interessante ma sembrano quasi le macchie del test di Rorschach

Un discorso diverso va fatto invece per la galleria di Lugano Five Gallery che ha deciso di imbastire un progetto provocatorio dal nome Arteconomy. Nel mondo dell’arte sempre più consumato dalle logiche economiche, questo progetto ha scommesso sull’inutilità dell’opera d’arte, decidendo di vendere dei banali pezzi di fibra sintetica. Alla base della compravendita ci sono tre regole:

  1. A partire dal primo pezzo venduto, l’opera aumenta di 100 franchi il suo valore ad ogni vendita, per testimoniare l’emozione che il collezionista prova al momento dell’acquisto (?);
  2. Questo incremento viene devoluto in beneficenza;
  3. Il 10% del prezzo netto incassato dalla vendita va a tutti gli acquirenti precedenti, che così beneficiano della crescita e del successo del progetto.

Se anche voi non avete ben capito in cosa consiste la vera “provocazione” di Arteconomy, tranquilli, siete in buona compagnia!

Il pezzo di tela di Arteconomy. Mah 🤔

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