Dicono di noi

** Pubblico qui di seguito l’intervista concessa all’amico Andrea Galliano per il suo blog Spotlight. Lo ringrazio per la spazio concesso e la disponibilità**

Di cosa parla il tuo blog Il taglio di Lucio? Come mai hai scelto questo tema e questo nome?

«Sin da quando sono arrivato a Milano, l’arte e le mostre sono sempre state tra i miei hobby preferiti. Con il tempo questo hobby è diventato una vera e propria passione e mi ha portato a conoscere luoghi bellissimi di Milano, come Palazzo Reale, la GAM e la zona di via Tortona dove c’è il Mudec. Così quando mi è stato chiesto di aprire un blog ho scelto di occuparmi di arte.

Il nome è un omaggio a uno dei miei artisti preferiti. Italo-argentino, ma molto attivo a Milano, Lucio Fontana. Dietro questa scelta c’è anche l’idea di occuparmi d’arte in maniera differente con un taglio differente, diverso da quello tradizionale.»

Il post che ti piace di più? E perché?

«Il post che mi piace di più è: Banksy, in direzione ostinata e contraria. Racconta a quattro mani, insieme alla mia amica Giulia Giaume, l’esperienza della mostra di Banksy, adesso al Mudec. Mi è piaciuto molto poter condividere l’esperienza della mostra e poterla raccontare con due punti di vista differenti sul mio che sul suo blog. Racconta tutta l’esperienza dello street artist inglese: dagli esordi fino ai giorni nostri.»

Hai altri interessi oltre a ciò di cui parli nel blog?

«Sono appassionato di calcio, in particolare tifoso dell’Inter. Inoltre mi piacciono molto la fotografia e i libri, soprattutto le poesie. Il mio libro preferito è Pastorale americana di Philip Roth. Di recente, però, ho scoperto che adoro cucinare, soprattutto primi piatti, pizze e focacce. Infine una delle mie passioni, forse la più importante di tutte, è la mia Locorotondo, il paese da cui vengo. I mesi che passo a Milano tendono ogni volta a farmene sentire ancora di più la mancanza.»

Perché vuoi fare il giornalista?

«Vorrei fare il giornalista per raccontare le tante storie che ci sono in giro per il mondo. Storie fuori dall’ordinario, belle storie che spesso passano inosservate. Pur non essendo un modello di riferimento, ho scoperto di voler fare il giornalista quando ho letto Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, dove, anche se solo alla fine, il protagonista scopre il vero senso del giornalismo.»

Come ti vedi tra 5 anni?

«Milano è la città della mia vita e difficilmente mi vedrei in un’altra tra 5 anni, perciò mi immagino ancora qui. Però sono disposto a trasferirmi per brevi periodi in altre città italiane per lavoro, per esempio Trieste o Genova. Anche Bologna non sarebbe male, magari alla redazione locale di Repubblica o del Corriere.»

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