I tanti volti delle gallerie di Milano

Quasi 200 collezioni, ognuna con il proprio modo di concepire l’arte

«L’arte non è arredamento». «L’arte può essere anche arredamento». Punti di vista diversi quelli di Pietro Monopoli e Irene Crocco, titolari di due gallerie presenti oggi a Milano. Se ne contano quasi 200 sul territorio comunale, con tante nuove aperture negli ultimi anni. Accanto a queste ci sono però diverse gallerie che già da tempo occupano la scena milanese, riuscendo ad attrarre importanti artisti italiani e stranieri. Organizzano vernissage e mostre, pur con tutte le difficoltà di far quadrare i conti che, in passato, ha spesso portato molti spazi a dover chiudere. Sono tante le differenze tra gallerie storiche e recenti, ad esempio nel modo di concepire l’arte. «Tante volte mi è capitato di dover ascoltare gente che guardava le opere in funzione di dove metterle in casa, come mera cornice. Ma l’arte è il piacere del bello, ti deve far sognare, non può essere quello», dichiara Monopoli, titolare della galleria che prende il suo nome in zona Lambrate. Il suo esordio da gallerista risale al 1995 quando ha aperto il suo primo spazio a Pavia, la Monopoli art contemporary, che ha poi chiuso nel 2011 per trasferirsi a Milano. Di tutt’altro avviso Crocco: «È vero che spesso e volentieri le opere vengono viste in funzione degli ambienti in cui vengono poste, ma è normale che sia così. L’arte va vissuta e chi compra non lo fa per chiudere le opere da qualche parte, ma per esporle e metterle in bella vista». La sua galleria, Viasaterna, è nata nel 2015 in zona Cadorna. Il nome è un omaggio alla graphic novel di Dino Buzzati, Poema a fumetti, pubblicata nel 1969, dove si narra di un’immaginaria Via Saterna, una porta verso l’aldilà dove scompare la protagonista Eura. Anche nella scelta e nel rapporto con gli artisti emergono le divergenze. Come ricorda Monopoli: «Sono le amicizie all’inizio che ti permettono di conoscere gli artisti, come è successo a me con Claudio Olivieri. Poi, una volta che cominci a farti un nome, riesci a stringere meglio i rapporti». Il dialogo tra artisti e galleristi non è sempre facile e spesso i primi vanno corteggiati, «anche acquistando qualche loro opera, pur di convincerli a venire nella tua galleria, mentre con gli artisti più giovani è differente». Proprio il diverso rapporto con gli artisti giovani e quelli “storicizzati” ha portato la Galleria Monopoli, che ha oltre 100 mostre all’attivo tra Pavia e Milano, a sacrificare i primi per i secondi. Un esempio è Piero Fogliati (1930-2016), l’artista torinese che nelle sue opere esplorava il confine tra scienza e arte, che aveva esposto nella galleria nel 2015. Un altro caso è l’artista adesso in esposizione, Mauro Maffezzoni, classe 1960, con la sua mostra Pop al minimo: 13 opere minimal con i titoli di alcune note canzoni pop di David Bowie, Die Antwoord, Adam Ant e altri artisti. Diversa invece la politica di Viasaterna: «Da sempre scegliamo gli artisti in base alle affinità con gli interessi della galleria: il ruolo dell’immagine nel nostro contemporaneo, la sperimentazione e la ricerca dell’opera d’arte». Un esempio è la mostra Kaleidos di Teresa Giannico, esposta nelle sale della galleria in questo periodo e basata su composizioni eterogenee dal forte impatto visivo tra interni reali, spazi intimi e mondi sospesi. Anche il pubblico al quale si rivolgono è differente. Per Monopoli «è innegabile come ci siano più anziani che giovani tra i collezionisti e gli interessati che ci seguono. Non so se ciò avviene per motivi economici, per preparazione o interesse». Nel corso della sua lunga esperienza da gallerista, Monopoli ha notato come «negli ultimi anni i collezionisti sono sempre più informati sulle opere esposte, di cui spesso conoscono in anticipo il valore e la quotazione presso le case d’asta. Sono proprio queste che stanno rendendo l’arte sempre più commerciale e troppo legata al mero valore economico». Su quest’aspetto Crocco è meno netta: «Le case d’asta le seguiamo volentieri, però in un’epoca dove si sta affermando sempre più il valore economico delle cose, è inevitabile che succeda lo stesso anche per le opere». Come ci tiene a ribadire la gallerista, «questa è una galleria giovane e ha diversi giovani tra i suoi collezionisti, ai quali vengono dedicati momenti di preview o di visita della galleria insieme all’autore». L’artista viene valorizzato anche tramite i social network che, secondo Crocco, saranno cruciali. Infatti «l’arte in passato ha avuto i suoi punti di riferimento, come per esempio i palazzi reali, i musei oppure le gallerie. Oggi però sono i social network il nuovo luogo di elezione degli artisti. Ed è qui che si deciderà il futuro dell’arte»

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