Wes Anderson superstar

Uno e trino. Un accostamento che a qualcuno potrà sembrare azzardato. Ma questo è Wes Anderson: sicuramente regista, un po’ architetto e adesso anche curatore di mostre. Insomma, un artista a tutto tondo. I suoi film lo hanno reso un’icona imitata e apprezzata a livello universale. E, d’altra parte, se anche i Cani gli hanno dedicato una canzone, un motivo ci sarà.

Grand Budapest Hotel, un impareggiabile Ralph Finnes interpreta Monsieur Gustave

Wes Anderson racconta il suo universo attraverso i suoi film, sempre curati nel minimo dettaglio e dai colori vivaci e sempre pieni di vita. Un esempio? Grand Budapest Hotel (2015), l’espressione massima dell’estetica andersoniana. Apprezzato dai critici, premiato e destinato a restare come uno dei film più belli dell’ultimo ventennio. Il suo essere un’icona di stile fa sì che l’immaginario collettivo ne sia ormai folgorato, come dimostrano questa pagina Instagram e addirittura questa di Tumblr dedicata alle sue palette. E probabilmente era proprio questo che voleva: da regista Anderson è riuscito a far sognare grandi e piccoli con le sue atmosfere molto di più di come avrebbe fatto da architetto, suo inconfessato sogno da ragazzo.Un’idea giovanile che però è riuscito in parte a portare a termine: il Bar Luce della Fondazione Prada a Milano è stato progettato proprio da lui sullo schema di quelli che un tempo si trovavano in città.

Il Bar Luce a Milano. Degno di un film di Wes Anderson

Il mondo dell’arte è la sua ultima conquista. Insieme alla sua compagna Juman Malouf ha dato vita a un’operazione intrigante come Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori. Un catalogo di 537 meraviglie prese dal Kunsthistorisches e il Naturhistorisches di Vienna e catalogate secondo lo schema e le idee di Wes Anderson. A Milano ovviamente non poteva non essere che essere allestito alla Fondazione Prada, il luogo andersoniano per eccellenza.

Notare il gioco di sguardi tra le statuine

Un abbinamento che anche questa volta porta i suoi frutti. Il pregio di una simile collezione, ispirata all’idea di camera delle meraviglie (o wunderkammer) è che lascia i visitatori quasi soli a se stessi, persi in un labirinto di meraviglie. Ci sono quadri di Cranach il Vecchio, tele di gatti, piccoli busti di imperatori, croci cristiane, famiglie barbute e quadri sproporzionati: insomma di tutto, di più. Chi pensa di trovare qualcosa di colorato e instagrammabile alla maniera di Wes Anderson si sbaglia, perché qui a brillare per una volta non sono gli ambienti, un po’ dark (quasi un controsenso), ma le opere esposte. La ragione è legata non tanto a una loro bellezza intrinseca, su cui a volte si può anche soprassedere, ma al loro contesto, all’ambiente in cui si trovano. Alla fine era questo lo scopo del curatore: lasciare vivere al visitatore la bellezza del momento. Un po’ come i suoi film. Alla fine è anche questo Wes Anderson.

Ok, forse questa è degna di un profilo Instagram

Info e biglietti li trovate qui

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